sabato, gennaio 20, 2007
Le parole di un uomo - Primo Levi
La pedina di vetro al De Sanctis

Il 20 gennaio 2007 Antonella Tavassi La Greca incontrerà gli studenti dell'Isituto Gaetano De Sanctis, a Roma, per presentare il suo libro "La pedina di vetro" (Di Renzo Editore).
Come aiutare i bambini
Silvana Quattrocchi Montanaro
Comprendere i bambini
Crescita ed educazione nei primi tre anni di vita
Di Renzo Editore
I primi tre anni di vita sono il tempo delle costruzioni fondamentali dell’essere umano, e alcune carenze di questa età speciale non sempre possono essere completamente riparate: le abilità nel movimento e nel linguaggio, la possibilità di avere rapporti sociali con gli altri, la stima di sé, la visione del mondo si acquisiscono proprio in questo periodo. È con il bambino-persona che i genitori e gli adulti sono chiamati a operare, divenendo parte attiva e importante del processo di umanizzazione del nuovo essere, le cui grandi potenzialità attendono l’aiuto dell’ambiente per la loro realizzazione.
Silvana Quattrocchi Montanaro, laureata in medicina e chirurgia, specializzata in psichiatria, fu chiamata nel 1955 da Adele Costa Gnocchi a lavorare nella scuola Assistenti all’Infanzia di Roma, dove ha insegnato per circa trent’anni neuropsichiatria infantile, igiene e nutrizione. È membro fondatore dell’Istituto Medico Italiano per lo Studio dei Fenomeni di Rilassamento e Stati di Coscienza ed esperta nella tecnica di rilassamento R.A.T. (Respiratory Autogenic Training). Dal 1968 prepara, presso Cliniche e Ospedali, i futuri genitori ad affrontare i bisogni dello sviluppo fisico e psichico del bambino. Ha diretto seminari in Europa, U.S.A., Messico e Giappone per sensibilizzare genitori ed educatori sull’importanza dei primi anni di vita nella costruzione della personalità umana. Direttore dei Corsi per Assistenti all’Infanzia dell’A.M.I. (Association Montessori International) di Roma e di Houston, Texas. Studiosa dei problemi dell’età evolutiva e autrice di lavori monografici sulla vita prenatale, il parto e l’igiene mentale infantile.
Gli antenati non muoiono

La sindrome degli antenati.
Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell'albero genealogico
Anne Ancelin Schützenberger
Di Renzo Editore
Anne Ancelin Schützenberger, terapista ed analista con oltre 30 anni di esperienza, spiega e fornisce esempi clinici del suo particolarissimo approccio psicogenealogico alla psicoterapia. Siamo solo anelli in una catena di generazioni e può capitarci di non avere altra scelta se non quella di subire eventi e traumi dei nostri antenati. Il testo comprende affascinanti casi e numerosi "genosociogrammi", ovvero alberi genealogici che illustrano come, attraverso la storia della propria famiglia, è possibile comprendere le proprie paure, e le difficoltà psicologiche e fisiche, semplicemente scoprendo interessanti paralleli con i nostri avi. (In Francia già alla sedicesima ristampa!)
Anne Ancelin Schützenberger, psicoterapista di fama internazionale è professore emerito di Psicologia all'Università di Nizza e co-fondatrice del "International Association of Group Psicotherapy".
Fonte: Italiadonna
giovedì, gennaio 18, 2007
I piccoli ai teatri

L'assessorato alle Politiche di promozione della famiglia e dell'infanzia, diretto da Lia Di Renzo, insieme alla responsabile progetti di Bios Terra, Laura Capezzoli, hanno ideato una geniale idea che riguarda i bambini romani, che hanno genitori con la passione per il teatro. Infatti mentre i più grandi assistono allo spettacolo messo in atto da attori veri, i più piccoli possono interpretare a loro volta lo spettacolo in degli spazi allestiti appositamente coordinati da veri maestri.
Il progetto è finanziato dall'assessorato alle politiche di promozione della famiglia e la nostra autrice, che di bambini se ne intende, ha dichiarato "Quando si parla di bambini qualsiasi spesa non costa nulla".
Lia di Renzo ha pubblicato con la Di Renzo Editore:
venerdì, dicembre 22, 2006
Una malattia chiamata "genitori"

Anne A. Schützenberger e Ghislain Devroede
In maniera del tutto inconsapevole, i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri avi, ci lasciano in eredità problemi non risolti, traumi non “digeriti”, segreti indicibili.Quando le cose non vengono dette, il corpo – lui sì – deve per forza esprimerle: questa è la somatizzazione. Il corpo del bambino – figlio, nipote o pronipote che dir si voglia – qualunque sia la sua età, si trasforma nella voce dell’antenato ferito, nella “parola” del suo trauma.Diventa allora necessario “tirare fuori lo scheletro dall’armadio”, decodificare le ferite non rimarginate e occuparsene, per liberarsi – alfine – dal “freddo” che ci hanno portato dentro.
Anne Ancelin Schützenberger è professore emerito di psicologia all'Università di Nizza e co-fondatrice dell'Associazione Internazionale di Psicoterapia di Gruppo. La sua esperienza è nota a livello internazionale, soprattutto per la psicoterapia di gruppo e lo psicodramma. È autrice di numerosi libri sull'argomento. Con Di Renzo Editore ha già pubblicato La sindrome degli antenati (2004).
Ghislain Devroede, specialista in disfunzioni dell’apparato digestivo, professore di chirurgia all’Università di Sherbrooke, in Québec, è autore di testi sul rapporto tra malattia e problemi psicologici.
domenica, dicembre 17, 2006
Margherita Hack apre Book & wine

L’astrofisica Margherita Hack ieri a Pescara ha incontrato prima gli studenti del Marconi all’auditorium Flaiano, mentre nel pomeriggio ha inaugurato la libreria “Book & wine” al piano terra di Hub, il locale di
martedì, ottobre 31, 2006
I ragazzi delle Carine

Lia Di Renzo, Di Renzo Editore
Ho conosciuto Lia Di Renzo quando era preside alla Scuola Media Statale “ Mazzini” di Roma attraverso una segnalazione pressante di Pina Candia, allora reggente dell’Istituto Statale di Cultura a Pecchino, con la quale avevo contatti per la Festa Internazionale della Primavera e il Premio Cypraea – Giovane Europa, punti cardini delle manifestazioni promosse dall’Associazione Culturale Cypraea, da me fondata, che impegna giovani di tutto il mondo e ne converge le forze in incontri che producono non solo idee e progetti ma incanalano alla socialità, alla comprensione e conoscenza fra popoli diversi ed innestano il desiderio di pace e tutela della natura.
Ora mi trovo sulla scrivania il suo libro “I ragazzi delle Carine” che si muove sul filo conduttore della Cypraea nel messaggio di integrazione, convivenza e pace, concetti che la scrittrice esprime con un linguaggio scorrevole, chiaro, incisivo e direi in alcuni punti profondamente coinvolgente.
La protagonista Hailji Pan, nata a Pechino, che giunge a Roma per frequentare la Scuola italiana, porta nel cuore un mondo ormai lontano e nella mente la preparazione ad accoglierne un altro ed integrarlo nella sua cultura. L’apertura alla nuova vita viene puntualizzata dalla luce che entra ovunque,lungo i corridoi della scuola dalle ampie vetrate all’aula grande e luminosa,. La Cina è vicina a lei, e rivede i vecchi docenti che , nella loro povertà, indossavano lo stesso vestito scuro così sconfortante nel periodo estivo, e la grande siepe di gelsomini bianchi. Nell ‘inoltrarsi in questa vita nuova, costellata da nuovi compagni, da professori che le insegnano che il male è ignoranza e il sapere è coscienza morale e conoscenza di sé,la protagonista scopre che alle Carine ogni giovane, indipendentemente dal colore della pelle è portatore di diritti inviolabili, è sede di valori che rendono partecipi e comprende di far parte della specie umana come incontro delle diversità.
Ma mano che ci si inoltra nel racconto si apre la porta della stanza virtuale di Lia , vi si entra e si conosce negli oggetti che la circondano, nelle emozioni che trasmette, nella passione che avvolge i suoi “ ragazzi” una vibrazione forte che il divenire del tempo, che ivi trascorre, emette e diffonde. Un divenire che passa attraverso tre stadi, passato, presente e futuro ma che si radica nella memoria storica del ricordo che conduce l’autrice a parlare di odori e profumi delle cose soprattutto di quelle che stanno scomparendo dalla nostra civiltà …forse per il troppo smog sul cuore degli uomini che annerisce i ricordi del proprio passato. Anche le persone, soprattutto quelle legate da affetti familiari, con i loro sentimenti lasciano una traccia nel luoghi dove vivono, una misteriosa presenza che si dilata nel cuore di chi ne avverte il fluido.
Man mano che si procede nella lettura si incontrano altri giovani, come la sudanese Adrel dalla pelle colore ebano liscia e levigata, della quale in poco spazio narrativo l’autrice descrive la disperazione, facendola penetrare nell’intimo di chi legge, tanto da spingerlo ad aggiungere immagini ad immagini in un nuovo mosaico interpretativo dei sentimenti. Su questa linea armonica le Carine sono il simbolo di un Eden non perduto ma che si compone e Lia Di Renzo in questo incontro continuo di personaggi rende anche il paesaggio animato, palpitante, vivo e parte integrante del raccontare.
I concetti tanti e belli, attuali e profondi, validi e maturi, trasformano questo libro in una terra senza confini in quanto una volta aperto per leggerlo ti sorprende come si dilati e diventi ampio come il cielo, dove ti invita e ti aiuta a volare sulle ali della vera Libertà e della vera Pace.
mercoledì, ottobre 25, 2006
La sindrome degli antenati

Maurizio Gasseau - Facoltà di Psicologia – Università di Torino
Anne Ancelin Schützenberger – La sindrome degli antenati – Di Renzo Editore
Più volte gli studenti universitari e quelli delle scuole di specializzazione in psicoterapia, affascinati dalle ricerche sulla trasmissione transgenerazionale dell’Autrice, mi hanno chiesto dove poter reperire, in lingua italiana, questi lavori, indispensabili, oggi, per comprendere cosa ci sia dietro ai sintomi delle malattie psicosomatiche e ad alcuni disturbi oncologici, per poterne cogliere quei legami “transgenerazionali” inconsci che vincolano i soggetti ai loro antenati.
Il titolo della prima edizione francese Aïe, mes aïeux!, apparso nel 1993 e tradotto in inglese, tedesco, russo e spagnolo, mostra tutto il peso di questi legami, ai quali l’Autrice, profonda studiosa del corpo e attenta conduttrice di gruppi, si riferisce citando Sant’Agostino: “i morti non sono degli assenti, sono degli invisibili”. In tal modo Ella vuole aprirci a un mondo di voci interiori e di presenze transgenerazionali che popolano il teatro oscuro della nostra mente.
Anne Ancelin Schützenberger ha iniziato i suoi studi in Psicologia all’Università di Parigi nel primo dopoguerra ed è stata iniziata alla formazione psicoanalitica dall’antropologo Robert Gassain, direttore del “Museo dell’Uomo” di Parigi e da Françoise Dolto.
Nel 1950, inoltre, Anne ha ricevuto il Prix de l’Aide Allièe à la Resistance come risultato del suo impegno durante gli anni dell’occupazione nazista.
Nel
Moreno ha riconosciuto in lei la spiccata intelligenza, le fervide intuizioni e le notevoli capacità di osservazione, fino a volerla come rappresentante della cultura psicodrammatica nel mondo accademico.
Anne Schützenberger ha raccolto, in un ventennio di lavoro, le osservazioni sulla comunicazione non verbale nei gruppi, documentandole in una tesi conclusiva di dottorato. Nel 1976 ha ricevuto la nomina di Professore Emerito e la cattedra di Psicologia Sociale e Clinica all’Università di Nizza dove già insegnava dal 1967 ed è stata per quasi vent’anni Direttore del Laboratorio di Ricerca di Psicologia Clinica Sociale.
Impegnata nella ricerca e nella didattica universitaria a Parigi e a Nizza, ha sviluppato il suo insegnamento in Europa, in Asia, nelle Americhe, in Nord Africa ed in Australia, grazie anche alla rete di relazioni internazionali che l’ha portata ad essere uno dei pilastri dell’International Association of Group Psycotherapy (IAGP) creata da Moreno nel 1951.
Nel 2001 è stata la prima psicodrammatista ad essere riconosciuta come Membro Onorario della Federation European of Psycodrama Training Organization (FEPTO) alla cui costituzione aveva attivamente partecipato.
È stata allieva del fondatore della gruppoanalisi S.H.Foulkes da cui aveva appreso l’importanza delle matrici per lo sviluppo di un modello multipersonale della mente, e della psicoanalista Francoise Dolto, durante le cui supervisioni, alla fine degli anni ’50, emerse l’importanza di conoscere della vita degli antenati, nonché l’intuizione del rilievo delle trasmissioni inconsce e involontarie nei legami transgenerazionali.
Il presente volume che, nella sola Francia, ha venduto più di duecentomila copie, presenta una ricca serie di studi e ricerche sui fenomeni transgenerazionali; l’opera dell’Autrice si compone, progressivamente, in un mosaico di contributi dei suoi Maestri e dei precursori degli studi dell’inconscio e del genosociogramma e si arricchisce degli esempi clinici raccolti nel corso della sua pratica professionale e dell’analisi di eventi storici e di bibliografie di personaggi illustri. Un libro denso di significativi apporti e di stimoli teorici quali quelli di Nicolas Abraham e Maria Török sui segreti familiari e “la cripta” ed “il fantasma” e di Josephine Hilgard sulla sindrome dell’anniversario, che offre ad Anne Schützenberger la conferma statistica di quanto l’Autrice aveva osservato nel corso della sua pratica clinica: la ripetizione di generazione in generazione di eventi traumatici.
Le trasmissioni transgenerazionali, secondo la Schützenberger, sono in genere legate a dei segreti, a delle cose taciute, nascoste, talvolta proibite anche al pensiero che attraversano le generazioni, senza essere né pensate né elaborate. L’Autrice ha allargato la prospettiva della Hilgard prendendo in considerazione un numero maggiore di generazioni ed osservando il fenomeno non solo nelle vicende delle famiglie, ma anche nella storia dei popoli: nel testo Ella propone una chiave di lettura transgenerazionale, nei secoli, sulle vicende del Kossovo.
Lo strumento del genosociogramma è presentato come elemento fondamentale per ricostruire i passaggi significativi nella storia delle famiglie e per invitare ad una presa di coscienza di eventuali ripetizioni dei traumi del soggetto sofferente, ripercorrendo date ed eventi che permettono la ricerca di legami nascosti o inconsci.
La psicoanalista Schützenberger lavora sulla comunicazione non verbale, su dimenticanze, rotture, fratture dell’anima, sincronicità e coincidenze di nascita e morte, matrimonio, separazione, incidenti, comparsa di malattie, fallimenti, dati importanti nell’universo personale e familiare del soggetto che illuminano sulla realtà psicologica.
Nel 2001 Alessandra Verri che ha discusso, alla Facoltà di Psicologia di Torino, una tesi dal titolo “Ricerca e Studi di Anne Ancelin Schützenberger: il suo approccio al transgenerazionale” mi ha consentito di trarre molte nuove informazioni.
La lettura delle opere dell’Autrice e la partecipazione ai suoi seminari hanno profondamente mutato la mia condotta di psicoterapeuta e di psicoanalista e ringrazio con affetto Anne per la costanza e la passione per la ricerca che ha permesso a tutti noi di beneficiare dei suoi stimoli e del suo lavoro.
A Vienna, recentemente, durante il 3° Congresso Mondiale di Psicoterapia organizzato dal World Council of Psychoterapy ho visto, ancora una volta, la professoressa Schützenberger esporre, con lo stesso vigore ed estrema chiarezza, ad una platea di psicoterapeuti, i suoi studi sul transgenerazionale.
La domanda che pongo ai ricercatori italiani, rileggendo questo testo, è se il genosociogramma possa essere un utile strumento di prevenzione, o persino di terapia, del disturbo oncologico, sempre più diffuso ai nostri giorni.
Invito pertanto i lettori italiani a lasciarsi fluttuare in ricordi ed associazioni, durante la lettura, per poter meglio assimilare i contenuti di questo testo.
venerdì, ottobre 20, 2006
L’immagine filogenetica: un’ipotesi micropsicoanalitica sulla trasmissione transgenerazionale

Nella storia della psicoanalisi l’ipotesi di una trasmissione di moduli psichici da una generazione all’altra si è posta più volte.
Già Freud in “ Totem e tabù” parla di trasmissione transgenerazionale rispetto ad importanti traumi psichici replicati più volte nella storia dell’umanità. Freud oscillerà sempre tra l’ipotesi di trasmissione fra generazioni basata su processi inconsci di identificazione e quella di trasmissione ereditaria: “ I divieti si sono quindi conservati di generazione in generazione forse soltanto a causa della tradizione, rappresentata dall’autorità dei genitori, o della società, o forse, invece, si sono organizzati nelle generazioni successive come patrimonio psichico ereditario”.(1)
Più recentemente psicoanalisti di varie scuole si sono trovati di fronte a situazioni cliniche spiegabili solo ricorrendo al concetto di trasmissione transgenerazionale.
Fainberg (1993) per spiegare come in ogni analisi compaiano, ad un certo punto, condotte transferali e ripetizioni che acquistano un senso solo se vengono collegate a traumi vissuti da generazioni precedenti, ha coniato il termine di identificazione alienante: questa identificazione, che si manifesta in modi privilegiato ne transfert, non è del tutto solidale con la storia del soggetto ma ad una storia che, almeno parzialmente, appartiene ad un altro, un predecessore.
A. Schützenberger, in “ La sindrome degli antenati” (1993, Di Renzo Editore 2004), riporta numerosi esempi riguardanti la ripetizione, in più generazioni, di moduli comportamentali: si tratta soprattutto di atti mancati che conducono ad incidenti autolesionisti che si ripropongono con inquietante somiglianza di padre in figlio.
La micropsicoanalisi, con il concetto di Immagine, articola il fenomeno della trasmissione transgenerazionale alla rimozione e alla coazione a ripetere.
L’Immagine, in micropsicoanalisi, è un insieme geneticamente organizzato di rappresentazioni ed affetti derivati da tutte le esperienze pulsionale, qualitative (rappresentazioni) e quantitative (affetti). L’immagine struttura l’inconscio.
L’aspetto energetico è ereditario. L’immagine filogenetica é quindi una sorta di modulo d’azione che trova nei nuclei di fissazione e nella rimozione ontogenetica i codici espressivi.
L’immagine filogenetica è in stretta sinergia con la coazione a ripetere trasportando attraverso le generazioni le tracce dei traumi, o per meglio dire il modulo d’azione del trauma. Di generazione in generazione questo modulo si ripeterà ed agirà la persona trovando i suoi codici espressivi nelle vicende ontogenetiche.
In questo senso i contenuti espressivi dell’azione varieranno secondo il periodo storico: ad esempio la tendenza a cortocircuitare il conflitto tramite l’acting-out autolesionistico si esprimerà, nelle diverse generazioni, in modi diversi quali l’ardito della prima guerra mondiale, il corridore di corse clandestine oppure il tossicodipendente, eccetera.
Le vicende ontogenetiche sono influenzate dall’immagine filogenetica ma nel contempo partecipano alla sua strutturazione nell’attuale. Riprendendo l’esempio precedente: il modulo energetico primario esiste e spinge per replicarsi ma buoni processi sublimativi possono portare l’individuo a scelte avventurose ma non avventate, a volte socialmente utili e considerate dalla società meritorie. Ad esempio forti identificazioni con valenza sublimatoria possono deviare la spinta ripetitiva verso scelte di vita che comportano sacrifici personali e rischi importanti, ancorando in queste situazioni esistenziali la spinta all’autodistruzione il rischio del suicidio mascherato può diventare minore.
Come si manifesta l’immagine filogenetica?
Il sogno ne è il luogo privilegiato di ripresentazione. Peluffo (1991) afferma: “L’esigenze dell’Immagine vengono rappresentate specialmente nel sogno che diventa il ponte tra la filogenesi e l’ontogenesi. L’immagine filogenetica si mantiene viva e si manifesta nel sogno (come esigenza dell’Es) preparando nell’inconscio quelle attività che produrranno il comportamento di veglia” (pag. 31). (2)
Nell’iter micropsicoanalitico i luoghi privilegiati di incontro con l’immagine filogenetica sono quindi l’analisi dei sogni o meglio delle serie oniriche fino a comprendere tutta la produzione onirica dell’analizzato, il transfert e soprattutto la dinamica transfert e controtransfert.
Uno specifico supporto ideato da Fanti che permette l’avvicinamento all’immagine filogenetica e la sua elaborazione è lo studio dell’albero genealogico.
Qual è l’utilità di questo supporto?
Come si è spiegato in precedenza nella ripetizione transgenerazionale si è perduto il contenuto rappresentativo del trauma, le sue connessioni storiche, ciò che rimane è una sorta d’algoritmo inconscio che guida la ripetizione. Lo studio dell’albero genealogico, accompagnato alla presa di coscienza delle vicende ripetitive che scorrono di generazione in generazione, permette di dare a quest’algoritmo una rappresentazione conscia; ciò permette di vincolare al preconscio – conscio la spinta ripetitiva, legare l’energia libera ad una serie associativa di rappresentazioni di parola. In altri termini si mette in atto un tentativo di svincolamento dell’energia che alimenta la coazione a ripetere ad una serie associativa di rappresentazioni ed affetti governata dalle leggi del processo secondario.
Se il tentativo riesce si riconnette il trauma ad uno spazio tempo: rendendolo conoscibile e rappresentabile lo si ancora al secondario permettendo la neutralizzazione delle esigenze di ripetizione.
Note:
1 Freud, Totem e Tabù ( 1912/13) in Freud opere Boringhieri 1980 Torino
2 N. Peluffo, Il comportamento incomprensibile dell’adolescente come manifestazione dell’immagine filogenetica” in Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, 1991, Tirrenia Stampatori
Baby sitting, giochi e consulenze: nasce Domus, la casa della famiglia

Niente a che vedere con i consultori o con gli sportelli a cui si rivolge una tantum, ma delle vere e proprie case, gradevoli, accoglienti e accessibili a tutti. Insomma, un luogo di incontro per i ragazzi ma anche per i genitori, un centro comunale per la famiglia in cui i cittadini potranno confrontarsi con esperti, chiedere aiuti e consigli che siano di ordine legale, sociale, lavorativo o psico -pedagogico.
Ci saranno spazi aperti e attrezzati. Alcuni dei quali autogestiti, nei quali cioè si potranno organizzare feste, incontri, visite. Immancabili le ludoteche, dove per altro si potranno organizzare spettacoli teatrali e musicali.
Per i più piccini, poi, verrà assicurato un servizio di baby sitting, anche per permettere ai genitori di partecipare alle altre attività o semplicemente di documentarsi su un argomento o su un problema che li interessa da vicino mentre il figlio sta al sicuro.
Utilizzando delle strutture libere ma di proprietà del Campidoglio, anche per cercare di contenere i costi (che per il
«L’idea è quella di creare una Domus cittadina, una sorta di cabina di regia centralizzata – continua la Di Renzo – che magari sia nel centro di Roma. Per questo infatti abbiamo già individuato uno spazio vicino a Piazza di Spagna, precisamente in via Belsiana, e insieme ad altri assessorati (primi dio quelli del Patrimonio, dell’Urbanistica e dei lavoro pubblici, ndr) stiamo realizzando degli studi di fattibilità. E poi, a seguire, altri centri territoriali o in corrispondenza delle cinque Asl o dei venti municipi. Fra questi potremmo anche usare la Limonaia di villa Torlonia o la Casina di Raffaello a villa Borghese».
Nelle Domus ci saranno aree all’aperto e spazi attrezzati oltre a luoghi autogestiti in cui organizzare spettacoli teatrali, feste e incontri.
I servizi
Per i genitori ci saranno servizi di consulenza legale, psico – pedagogica, sociale e lavorativa. E anche un centro di documentazione.
Gli obiettivi
Le Domus, sia quella centrale che quelle territoriali, vogliono essere un modo per ascoltare e anche per aiutare tutte le famiglie in difficoltà.
lunedì, ottobre 16, 2006
Margherita Hack a Pescara
Il 25 novembre 2006 Margherita Hack, autrice di Una vita tra le stelle (Di Renzo Editore) incontra gli studenti del Liceo Marconi presso l’Auditorium Flaiano di Pescara.Per ulteriori informazioni: vitatralestelle.it
giovedì, settembre 21, 2006
La pedina di vetro

Antonella Tavassi La Greca
La pedina di vetro
Biografia di Giulia figlia dell’imperatore Augusto
Di Renzo Editore
La triste vita di Giulia, la figlia di Ottaviano Augusto, con il quale ella instaura un legame molto saldo, intriso di complicità e ammirazione. Giulia sarà la moglie di coloro che il primo Imperatore di Roma volle designare alla successione: prima il giovane Marcello, poi il condottiero Agrippa, infine Tiberio. Un’accusa di adulterio la costringerà a un esilio senza ritorno. Dalle fonti storiche affiorano dubbi sui motivi che emarginarono l’unica figlia di Augusto, allontanandola per sempre dalla vita dorata che conduceva a Roma, per seppellirla viva su uno scoglio in mezzo al mare. Antonella Tavassi La Greca è nata a nel 1951 a Napoli, dove si è laureata in Storia e Filosofia nel 1974. Vive a Roma dove ha insegnato per circa vent’anni nei Licei. Da questo libro è tratta la sceneggiatura Voce di Giulia.
mercoledì, settembre 13, 2006
Una specie di mondo in miniatura
ativa molto speciale, “I ragazzi delle Carine” (Di Renzo Editore) che racconta di un’avventura che ha coinvolto la Scuola Media Mazzini di Roma. Ciò che rende singolare questa scuola, situata non lontano dal Colosseo, è la sua multietnicità.All’inizio dell’anno scolastico abbiamo incontrato l’autrice del libro in questione, Lia Di Renzo, ex preside della scuola Mazzini. Veramente ci aspettavamo qualcosa di noioso, invece si è trattato di un colloquio vivace e interessante, e la stessa scrittrice ci è apparsa una persona molto schietta, che in modo semplice simpatico, ma anche carico di umanità, ci ha presentato il libro per aiutarci a capire meglio la trama. Ha cominciato illustrandoci alcune vicende accadute prima dei fatti raccontati nel libro. La scuola si è aperta sistematicamente agli stranieri intorno al
martedì, settembre 12, 2006
Al Marconi Margherita Hack incontra gli studenti

Il 20 ottobre arriva in città Margherita Hack, 84 anni, fiorentina di nascita ma triestina di adozione da più di 40 anni. La Hack, uno dei pochissimi astrofisici donna del mondo, sarà a Pescara per incontrare gli studenti dell’Istituto “G. Marconi”, su invito della professoressa Clementina Leuci, docente di matematica e fisica. L’appuntamento al teatro Massimo dove mille studenti del liceo linguistico e scientifico tecnologico avranno la possibilità di assistere all’incontro con la Hack che nell’occasione ripercorrerà le tappe della sua carriera di astronoma. Ordinaria di astronomia all’università di Trieste, direttore dell’Osservatorio astronomico e direttore del Dipartimento di astronomia, la Hack si è distinta negli anni anche come “guru” del pensiero alternativo: notoriamente legata alle ideologie di sinistra, irremovibilmente atea, vegetariana e da sempre paladina dei diritti degli animali. Un’occasione irrepetibile per gli alunni del Marconi, guidati dal preside Giuseppe Ciardulli, che avranno la possibilità di ascoltare e fare domande su argomenti di astronomia trattati sui banchi di scuola, come l’origine dell’universo, le teorie sui neutrini, sui buchi neri, sulle onde gravitazionali. E l’interesse sale, è il caso di dirlo, alle stelle se a rispondere ai quesiti c’è una leggenda vivente di nome Hack.
- Umberto Guidoni: Il giro del mondo in ottanta minuti – Di Renzo Editore
- Margherita Hack: Una vita tra le stelle – Di Renzo Editore
martedì, agosto 29, 2006
Margherita Hack a Pordenone

Domenica 22 settembre 2006 Margherita Hack sarà a Pordenone per partecipare alla Festa del libro con Autore, nell'ambito del progetto Pordenonelegge.
Uno dei primi libri divulgativi di Margherita Hack pubblicati in Italia (Di Renzo Editore) è "Una vita tra le stelle": in questo libro, continuamente aggiornato, l'autrice parla della sua storia personale, soffermandosi anche sullo sviluppo dell'astrofisica in Italia e all'estero.
mercoledì, luglio 12, 2006
Comprendere il bambino

Superare il trauma del divorzio e della separazione dei genitori, non è facile. A volte i nodi arrivano al pettine anche dopo anni, mostrando a volte problemi e difficoltà nel gestire, in modo non conflittuale, i rapporti con l'altro sesso.
Però, nel momento in cui si arriva alla separazione e al divorzio, i genitori possono e devono impegnarsi a far sì che la qualità del tempo che passano coi loro figli, sia ottima.
Come detto già altre volte, non conta quanto tempo si stia con loro, ma quanto siamo presenti e quanto ci si relaziona con loro, quando siamo con loro. A che serve essere con loro quattro ore al giorno se in quelle ore pensiamo al lavoro o programmiamo la giornata che ci aspetta domani?
Il libro che vi propongo aiuta proprio in questo (Di Renzo Editore).
A cura di Silvia Ancordi
lunedì, luglio 10, 2006
Margherita Hack
Ecco una foto di Margherita Hack. Da sinistra, in ordine: Aldo, marito di Margherita, Fiorella Operto, Francesca Di Renzo, Alessandro Di Renzo e Leonarda Anselmo.martedì, luglio 04, 2006
Intervista a Lia Di Renzo

LA REPUBBLICA, domenica 2 luglio 2006
Lia Di Renzo, assessore alla Famiglia e all’Infanzia. In Campidoglio dopo decenni d’esperienza come direttrice scolastica.
“Una baby-sitter in tutti i musei e una Rete per l’aiuto tra famiglie.”
Ha un curriculum pesante: due lauree, tre master e dieci anni di esperienze nella più straordinaria tra le scuole medie romane, la Mazzini dei bimbi di ogni etnia e dei piccoli sordomuti di cui conosce le lingue (gestuale e labiale). Lia Di Renzo, nominata assessore delle Politiche per l’infanzia e la famiglia al posto di Pamela Pantano, al cursus honorum già significativo vuole aggiungere la realizzazione di una promessa tonante: “Voglio che in tutti i musei di Roma ci siano baby sitter in grado di accudire i bambini”.
Come nasce quest’idea? E perché proprio nei musei?
“Perché le famiglie hanno diritto di godere delle attività culturali che la città offre. Dopo il teatro dell’Opera, che già lo fa, l’iniziativa sarà estesa al Quirino, poi ai musei.”
“Non posso dirle nulla, è troppo presto. Non ho ancora completato il programma, e comunque lo devo discutere con il sindaco.”
Un accenno?
Per prima cosa comincerò ad ascoltare le famiglie. Noi dobbiamo puntare sulla centralità della “famiglia Roma”, ovvero Roma come grande famiglia...”
Ma questo forse è politichese. Torniamo alle idee concrete.
“Sì, ma ripeto: sono ancora idee da sviluppare. Una cosa è certa, penso a una Casa della famiglia.”
“Sarà il luogo in cui ottenere tutte le informazioni sui servizi offerti alla famiglia, anche da altri assessorati: per esempio su chi può occuparsi del nonno quando si va in vacanza. E poi vorrei creare la Consulta delle famiglie, un organo in cui sono loro stesse a riunirsi e fare proposte. Gliene dico un’altra: una Rete genitoriale, cioè creazione di una comunità di genitori che sappiano aiutarsi gli uni con gli altri, nello spirito che questa città ha sempre saputo esprimere.”
Continuerà il lavoro sulla scia di quello fatto dall’assessore Pamela Pantano?
“C’è una differenza chiara già nel nome dell’assessorato: era all’Infanzia e alla famiglia, ora è esattamente il contrario. Una decisione che mi rappresenta, tuttavia manterremo molte delle cose realizzate dalla Pantano e alcune le potenzieremo. Penso a “Pierino e il Lupo” contro la violenza, al Consiglio comunale dei bimbi e ai clown nei reparti ospedalieri. O ancora i “Bus a piedi”, cui voglio aggiungere “A piedi da soli” creando una rete di persone che tengono sott’occhio i bimbi che vanno a scuola, dall’edicolante al cartolaio e al negoziante.”
Come si fa nei paesi, in provincia ancora.
“Infatti. Quando ero piccola vivevo in un paese, in Abruzzo, Lettomanoppello, per l’esattezza. Si era sempre controllati da qualcuno quando si stava in strada, dai vicini che ti vedevano, dai genitori degli amichetti. Una supervisione bonaria e affettuosa. Anche i genitori di Roma devono potersi fidare a mandare i ragazzini a scuola da soli. I bambini quando vengono accompagnati sempre in auto perdono il senso dell’orientamento cittadino e ne perdono anche la bellezza.”
Ha già una gran passione per il suo lavoro. Se l’aspettava il compito che le hanno affidato?
“Mi sarei aspettata tutto, meno questo. Ero in pensione, scrivevo libri. Un giorno mi telefona Rutelli e mi chiede se sarei stata disponibile a questo ruolo. Ho detto di sì un po’ sorpresa, distrattamente, convinta che avrei potuto fare marcia indietro. Invece un’ora dopo mi ha telefonato Veltroni.”
E come ha reagito?
“Mi sono detta: svegliati Lia, è proprio vero. Ma sono ancora un po’ stordita adesso. Continuo a non crederci del tutto ma mi sono messa già a lavoro.”
Paolo G. Brera
giovedì, giugno 08, 2006
L’universo di Hack – La scienziata spiega i segreti delle stelle
Adriano Petta
Una vita tra le stelle differisce da altri trattati scientifici perché è
accessibile anche ai non addetti ai lavori: Margherita Hack ci prende per mano e con un linguaggio chiaro e scorrevole, dopo averci raccontato l’evoluzione dell’astrofisica avvenuta soprattutto grazie al progresso della tecnologia che ha reso possibile la costruzione di potentissimi telescopi (dotati di specchi che arrivano fino ad otto metri di diametro) e di satelliti per uso astronomico, ci porta a spasso attraverso l’origine dell’Universo, la sua evoluzione e la sua età.
Poi il cammino prosegue lungo la caccia ai neutrini, la materia, l’antimateria, la possibilità dell’esistenza dei buchi neri, le onde gravitazionali, l’esplorazione del sistema solare e la ricerca di altri sistemi come il nostro… e quindi il capitolo più bello in assoluto, Il migliore dei mondi possibili. In queste pagine la grande scienziata italiana ci fa osservare che “il nostro Universo possiede delle proprietà che sembrano fatte su misura per noi” e che “se le costanti universali fossero diverse da quelle che sono, anche di pochissimo, le reazioni nucleari non potrebbero avvenire e quindi non si formerebbero le stelle, le galassie e tutti gli elementi di cui siamo fatti”. Ed è naturale che possano sgorgare anche le domande che da sempre assillano l’uomo: Chi ha creato tutto questo? E perché? Ma l’autrice ci tiene a chiarire che sono domande che riguardano la filosofia, la metafisica e la religione: lo scienziato deve cercare di dare solo una spiegazione razionale del mondo che ci circonda, affermando semplicemente che noi ci troviamo nella situazione più favorevole ed “è per questo motivo che l’Universo sembra ideato proprio per noi”.
Poi, in poche pagine, dopo averci parlato della struttura generale dell’Universo (che non è riempito uniformemente di nubi di gas e di stelle, ma di agglomerati separati da grandi spazi praticamente vuoti) ci prospetta ipotesi che a noi semplici lettori ci fanno sognare: per andare oltre i problemi creati dalla teoria del Big Bang, altre teorie sull’Universo… infinite cavità, altri Universi con caratteristiche completamente diverse dal nostro, inflazione caotica ed eterna… Hack, così, ci fa balenare chiaramente l’idea che questo Universo potrebbe essere solo uno fra i tanti possibili e che gli infiniti mondi immaginati da Giordano Bruno stanno cominciando ad assumere una probabilità di esistenza.
Infine veniamo risucchiati un po’ più vicino, nel nostro sistema solare, con il racconto della sua esplorazione, delle sonde che ci hanno mostrato i segreti della Luna, di Marte, di Venere, Mercurio… Sonde che ora viaggiano verso gli spazi infiniti con targhe che portano impresse le nostre caratteristiche: una lettera indirizzata ad altri esseri viventi.